Villa di Monterufoli prima dei lavori di restauro


La fattoria di Caselli prima dei lavori di restauro


Resti di edifici minerari sul torrente Linari(sentiero natura NMC2)


Il cavallino di Monterufoli


 

 Riserva Naturale di Monterufoli-Caselli
I segni dell'uomo
Attraversando il diversificato paesaggio della Riserva è possibile osservare le numerose tracce della secolare presenza dell’uomo. I vasti rimboschimenti di Monterufoli e Caselli, la forma CEDUO: Bosco che viene periodicamente tagliato per la produzione di legna da ardere, paleria o altri impieghi, la cui rinnovazione è assicurata principalmente dal ricaccio di polloni dalle ceppaie, al contrario della FUSTAIA, dove invece la rinnovazione avviene per seme cedua dei boschi e i segni delle antiche carbonaie, raccontano la storia di generazione di boscaioli, che per secoli hanno percorso le mulattiere oggi utilizzate dal visitatore. Ad aiutare boscaioli e carbonai c’era il famoso cavallino di Monterufoli, una razza equina autoctona adattissima a smacchiare le selve e a percorrere gli stretti sentieri.
Meno appariscenti, ma comunque diffuse, risultano le testimonianze delle attività di escavazione e di ricerca mineraria che per lungo tempo hanno interessato il territorio della Riserva: affascinante risulta la visita alle miniere di rame sul Torrente Linari, a quelle di LIGNITE: Carbone fossile con varia denominazione a seconda delle specie vegetali che lo hanno originato. E’ interessante non solo perché utili come combustibili, ma anche perché conserva spesso, al suo interno, notevoli resti fossili. lignite a Villetta o alle cave del prezioso CALCEDONIO: Dal punto di vista chimico - mineralogico si tratta di silice anidra, ovvero di un tipo di quarzo. La sua permeabilità selettiva ai liquidi ne ha consentito l’utilizzo per la realizzazione di gemme e cammei nonché di piccoli tasselli per mosaici. calcedonio situate presso il Podere Monterufolino. Questa pietra ornamentale, conosciuta come “Calcedonio di Volterra”, divenne famosa nel mondo quando, sul finire del XVI secolo, il Granduca Ferdinando I ne favorì la lavorazione presso l’Opificio delle Pietre dure di Firenze.
Assolutamente da non perdere la visita ai resti della linea ferroviaria lignitifera privata che tra il 1872 e il 1928 unì la miniera di Villetta con la località del Casino di Terra. Ponti ferroviari dalle arcate mozzafiato si sviluppano lungo il corso del Torrente Ritasso, in un paesaggio selvaggio ricco di Fauna e flora.
Al centro della Riserva, nel cuore del complesso forestale, è situata la seicentesca Villa di Monterufoli, edificio di rilievo storico e artistico, antica proprietà di una famiglia nobile volterrana e futuro centro di educazione ambientale. Luogo privilegiato per la visita dell’area protetta e punto di partenza dei più interessanti sentieri, la Villa, detta anche “delle cento stanze”, sorge su una altura ove un tempo sorgeva un castello appartenente ai Vescovi di Volterra.

 

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